Le indagini sul caporalato condotte dalla Procura di Milano, guidate dal sostituto procuratore Paolo Storari, hanno portato a risultati significativi in due anni e mezzo: oltre 1,2 miliardi di euro recuperati per l'erario, oltre 200 milioni per l'Inps e la regolarizzazione di più di 60.000 lavoratori. L'approccio investigativo si è evoluto, concentrandosi non più solo sulle cooperative ma sui committenti, ovvero le imprese che traggono beneficio dallo sfruttamento del lavoro, inclusi settori come l'agricoltura, la moda e la logistica. Questo cambiamento di strategia mira a incidere sull'organizzazione del lavoro e sulla filiera produttiva, andando oltre l'arresto dei singoli caporali. L'iniziativa richiede, tuttavia, un'egemonia culturale simile a quella sviluppata per la lotta alla mafia, coinvolgendo non solo la magistratura ma l'intera società.